sabato 19 maggio 2007

"La violenza è colpa dei videogiochi"


L'America è in subbuglio. Un "criminale" ha creato un giochino in Flash sul massacro del Virginia Tech, in cui hanno perso la vita 32 persone più l'assassino, il coreano Seung-Hui. Il gioco, che riprende la grafica dei videogame anni '80, dà la possibilità di impersonare l'assassino e di sparare alle vittime, in un ambientazione che riproduce fedelmente (a detta di chi fa pressione) l'istituto del massacro. Poi se la grafica è in uno spartano 2d poco importa. L'autore del gioco ha chiesto 2000 dollari per la rimozione dello stesso, e 3000 per presentare pubbliche scuse.
Il mondo sembra contro questo ragazzo (che si appella alla libertà d'espressione) ma ci sono alcuni punti sul quale riflettere:
- Gli americani si indignano soltanto quando viene urtata la loro sensibilità personale. Quando nei giochi (ma soprattutto nei FILM) a morire sono iraqeni, talebani, tedeschi, palestinesi, non importa a nessuno.
- Il risultato di questa protesta (come di tutti gli altri propositi censori degli ultimi anni) ha portato solo ad una maggiore pubblicità al gioco. Si è ottenuto (come sempre) l'effetto contrario. Nessuno ricorda le proteste suscitate per giochi come Carmageddon, Grand Theft Auto (vietato in Australia!), Rule Of Rose? E' stata tutta pubblicità gratuita, che ha moltiplicato le vendite di questi giochi!

I censori sanno soltanto gridare allo scandalo contro dei semplici videogiochi, probabilmente per mascherare l'incapacità nella prevenzione e nella lotta contro il crimine vero. E' facile dare la colpa ai videogame di tutto il marcio che c'è al mondo, ed è facile convincere la gente (di solito quella più ostica verso le nuove tecnologie) che il diavolo si nasconde lì dentro. E tutte le ricerche in cui si attesta che i videogiochi NON influenzano i comportamenti delle persone (anzi, possono rappresentare una valvola di sfogo, un antistress) vengono cestinate.

Potete trovare la copia di questo gioco qui, cliccando su Play This Game. Almeno finché non viene censurato.

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